Teologia morale – San Tommaso d’Aquino

“Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.
E Dio creò l’uomo a sua immagine ; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina i creò”

Genesi I, 26-27

In poche parole, vorremmo umilmente dare inizio al nostro insegnamento, descriverne l’approccio, mostrarne le fonti, delineare l’orizzonte, simile a una catena montuosa con molteplici cime. Ogni Padre della Chiesa, ogni Dottore, ogni scuola teologica è come una vetta. Come dice il Salmo — e queste sono, del resto, le prime parole dell’insegnamento di san Tommaso in quanto Maestro di teologia —: «Rigans montes de superioribus suis»; «Dio irriga i monti dalle sue alte dimore». Dio irriga i Dottori e i Padri della Chiesa dalle sue alte dimore.

Questo insegnamento è come una catena di montagne irrigata dal Signore. In questo panorama, la montagna che ci interessa è quella di san Tommaso d’Aquino, elevata grazie alle altre montagne e alla catena stessa, grazie ai Dottori, ai Padri e agli sapienti. Ogni vetta elevata si distingue dalle altre e raggiunge un’altitudine diversa. Ogni Dottore possiede la propria specificità, ma tutti partecipano alla grande catena della Tradizione della Chiesa.

Anzitutto, Moralia, come indica il nome stesso, è un panorama di teologia morale destinato a ogni fedele. Non è una preparazione sacerdotale per i seminaristi finalizzata a renderli capaci di confessare i fedeli, come potrebbe esserlo un manuale del confessore. Ciò implicherebbe, infatti, la formazione di una capacità di giudizio, di consiglio e di discernimento riguardo a un caso concreto e pratico. Moralia, al contrario, è un panorama: trasmette una conoscenza, un insegnamento — contenuto negli insegnamenti dei Dottori della Chiesa — e pertanto accessibile a ogni fedele.

La tonalità propria di questo panorama è la teologia morale. Che cos’è la teologia morale? Come potremmo definirla? La teologia morale considera l’uomo e gli atti umani in relazione al fine ultimo, che è Dio. Questi Dottori guardano all’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, come voi e io, in relazione — questo è il termine tecnico — a Dio, o, potremmo dire, in rapporto a ciò che può unirlo a Dio, che è il fine ultimo, attraverso le sue azioni. Un altro discorso ci porterebbe ad avere lo sguardo fisso su Dio in quanto tale, essere separato e principio di ogni cosa; il nostro discorso, invece, parte da come gli uomini possano assecondare la volontà di Dio. Per questo assumiamo con audacia una definizione ampia della teologia morale come messa in pratica della volontà di Dio, tanto nell’aspetto morale ed etico quanto in quello spirituale, dalle dimensioni più naturali dell’agire umano fino alla perfezione evangelica.La scienza degli atti umani e dell’uomo che si traduce in pratica, in azioni, del Regno di Dio: «Adveniat Regnum tuum» — «Venga il tuo Regno».

Per questo san Tommaso d’Aquino ha potuto scrivere nel suo prologo alla Prima Secundae, la parte della Summa Theologiae che ci interessa:

 

«Dopo aver parlato dell’esemplare, cioè di Dio, e di quelle cose che procedono dalla potenza divina secondo la sua volontà, ci resta da considerare la sua immagine, cioè l’uomo, in quanto è principio delle proprie opere, avendo il libero arbitrio e il dominio sulle proprie azioni».

Frutto di lungo respiro, leggeremo San Tommaso d’Aquino alla luce di cinque vie, cinque alte montagne, cinque grandi Dottori della Chiesa e alla scuola di cinque grandi filosofi, pensatori e poeti.

 

  • VANGELO, SAN PAOLO / SAN BERNARDO / SENECA

In primo luogo, leggeremo San Tommaso d’Aquino alla luce del Vangelo di Gesù Cristo Nostro Signore e di San Paolo, vaso d’elezione e grande Dottore delle genti.

Nelle sue lettere, il grande San Paolo mette in atto il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo. Del resto, esse sono spesso strutturate in questo modo: una prima parte dogmatica, che riguarda la Trinità, Gesù Cristo e la conoscenza di Gesù Cristo; poi una seconda parte più propriamente morale, costituita da prescrizioni che sono conseguenza della conoscenza che abbiamo acquisito di Nostro Signore Gesù Cristo.

San Bernardo di Chiaravalle ci permette di accogliere queste verità sacre nel nostro cuore, nel nostro amore e in tutto il nostro essere, affinché, proprio per questo, possiamo diventare come portatori di Cristo nel mondo.

Seneca, dal canto suo, filosofo di così grande risonanza e, come San Paolo, scrittore di lettere, prende le mosse dalla nostra vita, con i suoi ostacoli e le sue difficoltà. Come riusciremo a superarli, almeno per quanto dipende da noi stessi?

Dall’incontro tra San Paolo e questa filosofia pratica, attraverso la lettura di San Tommaso, desideriamo vivere il Vangelo in modo esistenziale, come una realtà immediatamente presente nella nostra vita, secondo le parole dell’Apostolo : «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20).

 

SAN TOMMASO / ARISTOTELE / SAN SEVERINO BOEZIO / SANT’ANSELMO

In secondo luogo, leggeremo San Tommaso d’Aquino nel suo contesto aristotelico.

Aristotele, primo grande osservatore della vita animale e biologo della storia, assume come punto di partenza l’osservazione della realtà: l’osservazione degli animali e, successivamente, dell’uomo, che risponde alla definizione di animale razionale. La forza dell’osservazione del reale ci conduce a conoscere l’uomo, immagine di Dio, nella realtà e nella concretezza della sua esistenza.

Sull’esempio del lavoro di Severino Boezio, saremo come dei forzati della definizione, unico vero campo di battaglia della vita intellettuale.

Quanto a Sant’Anselmo d’Aosta, il suo celebre principio è: «Credo ut intelligam», credo per comprendere. La natura pura, ossia la considerazione dell’uomo indipendentemente dalla sua amicizia o dal suo rifiuto di Dio, non esiste nella concretezza. Al contrario, ogni uomo si trova alla destra o alla sinistra del Giudice Supremo. A partire dalla fede, cercheremo dunque di conoscere la ratio, la ragione che spiega ciò che osserviamo nell’uomo (per esempio, il peccato originale come causa dei disordini).

 

  • SANT’AGOSTINO / PLATONE

In terzo luogo, leggeremo San Tommaso d’Aquino come nani sulle spalle di Sant’Agostino.

Le Confessioni ci conducono a conoscere i nostri stessi atti umani alla luce della divinità. Non è forse già questa teologia morale? Leggere i noi stessi alla luce della divinità mi permette di unirmi al cuore di ogni uomo.

Inoltre, con l’aiuto del nostro prossimo, possiamo affermare con Sant’Agostino: «Non c’è modo migliore di cercare la verità che interrogando e rispondendo».Questo metodo risuona profondamente con la dialettica platonica e la maieutica socratica. Nasco alla verità confrontandomi con le diverse opinioni, rifiutando gli errori. 

Infine, nella Città di Dio, Sant’Agostino offre una vera e propria grammatica morale dell’intera storia, degli avvenimenti e delle vicende umane.

In tre momenti, dunque, l’immenso Sant’Agostino ci guiderà nella rilettura di San Tommaso.

 

  • SAN GIOVANNI DELLA CROCE / SAN DIONIGI AREOPAGITA

In quarto luogo, leggeremo San Tommaso d’Aquino insieme a San Giovanni della Croce, Dottore del Carmelo.L’unione con Dio, che sperimentiamo nella preghiera, costituisce veramente il fine della nostra vita.Partendo da questa unione con Dio, San Giovanni della Croce, insieme a San Dionigi Areopagita, autore di fondamentale importanza per San Tommaso d’Aquino, ci conduce lungo un’ascesa dell’anima verso Dio: luce della luce, luce che trascende ogni conoscenza.Che cosa ci sta più a cuore dell’unione con Dio sperimentata nella preghiera? Proprio li, Dio ci infusa una vita nuova. Piaccia a Dio che possiamo ricavare proprio da questa esperienza l’intera nostra teologia morale.

 

  • SAN FRANCESCO / SAN BONAVENTURA / DANTE

In quinto luogo, leggeremo San Tommaso d’Aquino insieme a San Bonaventura, suo amico personale, e, di conseguenza, seguendo la via del Serafico San Francesco.

San Bonaventura da Bagnoregio ripercorre questa via sotto forma di un itinerario: l’Itinerario dell’anima a Dio. Allo stesso modo, la Divina Commedia non è altro che un itinerario dell’anima verso il Paradiso, a partire dal «Conosci te stesso» nell’Inferno, attraverso le purificazioni del Purgatorio.

In modo particolare, il nostro itinerario francescano ha due tappe che vedono Cristo come luce che illumina l’uomo dall’interno. Egli illumina la mia intelligenza, la mia memoria e la mia volontà cioè la mia natura umana. Una tappa. Poi, queste facoltà, elevate dalla grazia attraverso la fede, la speranza e la carità, ricevono da Cristo la possibilità di gustare la perfezione evangelica. Seconda tappa. Mi danno il gusto delle Sacre Scritture e di scoprire i quattro sensi della Sacra Scrittura per arrivare ai sensi morali e spirituali. Sant’Ambrogio ebbe la brillante intuizione di leggere il libro della Genesi in chiave teologica e filosofica. Adamo ed Eva ci mostrano lo stato originario; tutti questi personaggi, che in questo libro così particolare sembrano quasi isolati dal resto del cosmo, sono altrettante illustrazioni della natura umana. Se ne ricava un significato spirituale.

Seguendo le orme di Gesù Cristo, «immagine del Dio invisibile» (Col 1,15), e percorrendo la via francescana, contempleremo l’immagine di Dio che è l’uomo: pellegrino su questa terra, in cammino verso la patria celeste.

 

 

don Alexandre Saphy, IBP